Le luci della notte
Volevo dirti che è proprio come t'ho scritto prima, che tutto diventa futile quando siamo separati. Il perchè farsi la barba, il perchè muoversi da casa, il perchè cercare di divincolarsi dall'accogliente abbraccio della n-o-i-a. Ma non solo, anche il notare di quanto son diverso con gli altri. Più caustico, quasi velenoso. Una sorta di nuvola di un nonsoche acidoso che corrode da dentro. Ma poi ho pensato che leggendo cose del genere si potrebbe pensare che mi stia piangendo addosso o che altro, cosa che proprio non è assolutamente nelle mie intenzioni. Però volevo sottolineare che l'accorgermi di cose del genere mi fa capire che solo con te voglio vivere il mio mondo, la mia vita. Ovvero la Nostra. Perchè è l'unica cosa che mi fa esser davvero me, il me, quello unico e vero. E io questa notte volevo urlarlo a tutta quella brutta gente che avevo intorno, che non ho bisogno di nulla, perchè so già cosa voglio dal mio futuro. Davvero, volevo urlarglielo. Forse per un moto d'orgoglio, o non so bene perchè. Era tutta carne stipata in un container, mi sembravano scatole di pappette da dare a Margot, un po' aromatizzare al rum forse, ma la sostanza non cambia. Tutto talmente insapore, inodore, incolore, in-tutto. Eppure loro si credevano In, ero l'unico forse a guardare tutto dall'alto ed a inorridire. Perchè come poi scriverò dall'altra parte, la violenza voleva prendere il sopravvento qui dentro, nella testa sbattuta dal ritmo sincopato. Volevo raccontarti di tutto questo e già so che domani non lo farò così direttamente.
Una cosa aveva colore ieri sera.
Gli ultimi dieci minuti prima di entrare in casa, l'ultima sigaretta nel silenzio più profondo della notte. Dove quasi avevo paura per i fruscii del vento nell'erba e per le ombre che si rincorrevano tra gli alberi. Altro che thriller, cose da batticuore. E questo sì, era colorato, di una specie di blu oltremare, macchiato di tanto in tanto di un viola scuro. Vorticoso vortice. Pastoso, come la tempera con una goccia d'acqua. Mi lasciava tutta una patina sulla lingua.
Poi sono entrato, la tempera mi raffreddava troppo il cuore.


0 Commenti:
Posta un commento
Iscriviti a Commenti sul post [Atom]
<< Home page