27 maggio 2006
Vada per il cosmico, vada per il sole, vada per il fantasticare assieme prima, vada per il realizzare assieme poi.
Vada per le pennellate di colore sui muri.
- 4 aprile 20o6 -
Sono proprio queste le emozioni che ho sempre cercato.
Quando ti senti sorriderer ogni singola cellula.
Quando lo percepisci, lo palpi, lo respiri, l'Amore.
Anche per questo penso spesso ad un futuro(ma vicino) con te.
Perchè il dividermi in due case è limitante.
Scappiamo.
Anzi, costriuiamo.
Presto.
Ora.
Vada per i colori, vada per il cosmico, ti dicevo mesi fa.
E lo dico, anzi, lo sussurro (ma quasi lo urlo ancora oggi, e più che mai.
S'è detto tanto in questo giorno del sole.
Cose importanti per davvero.
E'così bello condividere il proprio futuro.
Non vedo l'ora, d'avvero.
D'iniziare a vivere.
Con te.
:D eppoi appena indossavo la cerata m'è passato davanti agli occhi quando siamo andati a prenderla.
e il bosco, e il profumodi pioggia, e noi tutt'attorno.
Sì, la mia vita è la Nostra, non concepisco e non voglio concepire altre alternative.
Insieme.
Sempre.
No, il sorriso e la faccia un po' da ebete, di quando siamo assieme rimarrà.
Sempre.
Entrambi a braccetto con l'entusiamso, quello che non andrà mai perduto.
Non saremo mai come vogliono quelli la fuori, i massificati.
Ne sono più che certo.
Sono proprio queste le emozioni che ho sempre cercato.
Quando ti sorride ogni singola cellula.
Quando percepisci, lo palpi, lo respiri, l'Amore.
Nessun giro di parole, che non sono adatti.
Splendido tutto.
La settimana, la festa, la sorpresa, oggi, la serata.
Noi, noi due.
La felicità vera è esponenziale, sapevi?
- Verona, 15 maggio 2006 -
Il mondo senza di te è soltanto una desolante distesa di penosa inutilità.
Veramente.
- Bressanone, 25 maggio 2006 -
Ti leggo solo ora, nel mio letto.
Amor mio.
L'alba m'è spuntata qui, in mezzo agli occhi a leggerti.
Vorrei tanto che fossi qui,
abbracciatta, in condivisione.
M'addormento guardandoti nel sole.
25 maggio 2006
Le luci della notte
Volevo dirti che è proprio come t'ho scritto prima, che tutto diventa futile quando siamo separati. Il perchè farsi la barba, il perchè muoversi da casa, il perchè cercare di divincolarsi dall'accogliente abbraccio della n-o-i-a. Ma non solo, anche il notare di quanto son diverso con gli altri. Più caustico, quasi velenoso. Una sorta di nuvola di un nonsoche acidoso che corrode da dentro. Ma poi ho pensato che leggendo cose del genere si potrebbe pensare che mi stia piangendo addosso o che altro, cosa che proprio non è assolutamente nelle mie intenzioni. Però volevo sottolineare che l'accorgermi di cose del genere mi fa capire che solo con te voglio vivere il mio mondo, la mia vita. Ovvero la Nostra. Perchè è l'unica cosa che mi fa esser davvero me, il me, quello unico e vero. E io questa notte volevo urlarlo a tutta quella brutta gente che avevo intorno, che non ho bisogno di nulla, perchè so già cosa voglio dal mio futuro. Davvero, volevo urlarglielo. Forse per un moto d'orgoglio, o non so bene perchè. Era tutta carne stipata in un container, mi sembravano scatole di pappette da dare a Margot, un po' aromatizzare al rum forse, ma la sostanza non cambia. Tutto talmente insapore, inodore, incolore, in-tutto. Eppure loro si credevano In, ero l'unico forse a guardare tutto dall'alto ed a inorridire. Perchè come poi scriverò dall'altra parte, la violenza voleva prendere il sopravvento qui dentro, nella testa sbattuta dal ritmo sincopato. Volevo raccontarti di tutto questo e già so che domani non lo farò così direttamente.
Una cosa aveva colore ieri sera.
Gli ultimi dieci minuti prima di entrare in casa, l'ultima sigaretta nel silenzio più profondo della notte. Dove quasi avevo paura per i fruscii del vento nell'erba e per le ombre che si rincorrevano tra gli alberi. Altro che thriller, cose da batticuore. E questo sì, era colorato, di una specie di blu oltremare, macchiato di tanto in tanto di un viola scuro. Vorticoso vortice. Pastoso, come la tempera con una goccia d'acqua. Mi lasciava tutta una patina sulla lingua.
Poi sono entrato, la tempera mi raffreddava troppo il cuore.
21 maggio 2006
fittizzio
mai avrei pensato,
almeno non così presto e poi mi ci hai fatto arrivare te a girandola, con un filo virtuale sul mio portatile. esattamente dopo averti scritto una mail lunga, ora, mi mancano un po' le parole, avendole già utilizzate per scriverti direttamente.
sono felice e tanto sorpresa di ritrovatri, mio dolce villion.
e poi la discrepanza del mio essere la avverto pure io fortemente, vorrei pugnalare il mio essere FITTIZIO come lo definisci tu. anche se io chiamerei, mmmm, sto pensando...
a, a proposito, finalmente ti scrivo pure io dal letto, con il pc che amana aria calda.
comunque, quella parte contrastata che di suicidarsi non ne ha il coraggio, la uccideremo noi, a pugnalate mi sembra troppo poco poetico, dunque dire, le facciamo bere un dolce veleno da un calice di cristallo, sai, proprio da prenderla in giro fino alla fine, così lei non sospetta di niente, almeno non ci prepara uno dei suoi soliti trucchetti per avere pietà di lei e per portarcela a presso ancora più tempo... io quella parte la chiamerei non tanto fittizzia, perchè opprime la nostra parte più limpida, dunque non è una mera finzione. ma la battezzerei, giusto per farla sentire importante almeno gli ultimi giorni prima della sua cerimonia funebre,
ora ti sei collegato a skype ed a me manca la definizione per nominare la parte discrepatica. a, ci sono, forse, il nostro specchio di plastica. boh, giusto per dire, percheè ho voglia di sentirti, concludo veloce
18 maggio 2006
Disordine.
Ne abbiamo già parlato, ma vorrei tornarci sopra, in quanto in questi ultimi due giorni la cosa è diventata quasi intollerabile. La vita qui da me, senza di te. Parlo di quella in casa, tra le carte da parati ingiallite, dove le cose parlano di un me di anni fa, mentre il me di oggi non sanno neanche chi sia. Ho aperto un cassetto della scrivania, prima. Era colmo di cose inutili, aggeggi strani che manco ricordavo d'avere; sai, le classiche cose che si metton via perchè non si sa bene che farsene. Pazzesco come ricordassi per ogni oggetto il dove e quando. Eppure son passati anni. Anni, per l'appunto. Gli stessi che separano il me riconosciuto dalla casa tra il me reale. Lo percepisco realmente questo sdoppiamento, e non riesco a trovare soluzione. Bah.
Poi c'è l'enorme discrepanza di realtà. Una viva, mobile, colorata, felice, tutto sommato ancora spensierata nonostate i progetti complessi, ma prima di tutto REALE. L'altra polverosa, solitaria, amorfa, noiosa, FITTIZIA. Voglio ucciderla, la seconda. Ma ci devi essere te a tenerla ferma, e ci vorrà ancora un po' di tempo per prenderla di sorpresa.
Poi la sgozzerò, con tutte le mie forze.
Anch'io, anch'io.
Non immagini la mia sorpresa nel ritrovarti qui. Il cuore mi si è infiammato, neanche fosse un fiammifero strofinato sulla sua scatola.
Mi dispiace, e non immagini quanto, di questa mia lunga, lunghissima assenza da questo luogo. Ma boh, ero come bloccato. Già, bloccato. Sarà che l'averti vicino un po' rende nella mia testa inutile lo scriverti qua, sapendo che leggeresti le mie parole dopo tempo, ma sopratutto sapendo che tutto il comunicabile lo posso esprimere in maniera corporea piuttosto che virtuale. Ma non voglio certo giustificarmi, soltanto dirti che mi dispiace.
Ora sento di nuovo l'energia di lasciare dei solchi anche miei, per disegnare un po' con te. Spero ritorni ad affiorare tutta, sono stufo di non riuscire ad incanalare i miei pensieri verso parole.
04 maggio 2006
monosingolarità di un atomo
è passato parecchio tempo. non avrei più pensato di scriverci dentro, dentro questo spazio intendo. ma almeno esiste ancora, forse è più concreto di mille altre cose.
forse. non so. non ho idea.
forse un giorno diventerà un qualcosa non più tanto in condivisione, ma pregnato da singolarità.
in questi giorni mi sento dire di tutto, veramente, anche che io avrei bisogno di essere compatita per poter essere così al centro dell'attenzione.
bella questa!
per non parlare che la mia esistenza sembra quasi essere un peso per i miei genitrici. o come cavolo si dice.
stufi di me, forse delle mie cose inventate, mi sento sempre rinfacciare tutto.
ora questo posto è singolo, e dunque mi sfogo senza dovermi perennemente sentirmi in colpa, e poi questa tastiera è proprio morbida, mi aiuta a far scivolare le parole che si trasformano in un qualcos di più denso, meno leggero.
mi interessa gran poco di tutti, forse di nessuno veramente. forse.
13 dicembre 2005
Volevo farti una sorpresa, stasera. Chiamarti, e dirti "altrochè Venezia, altrochè Perugia, sabato voliamo a Praga.", ma dopo una minuziosa ricerca sono giunto alla desolante conclusione che non si può fare per i soliti motivi. E ne sono così dispiaciuto, già ci vedevo fra un paio di giorni a passeggio per strade sconosciute un po' nebulose, mano nella mano. Cià, troveremo altro.
Questa sera mi pesano i quindici chilometri di distanza.
Tanto.
Da dover costringermi a pensare ad altro.
Voglia di scrivere, ma paura di cadere nel retorico, mente non lucida, appannata da mille pensieri. Frasi cancellate appena scritte, segno che è meglio chiudere e dormire. Per poi svegliare e ricominciare, magari, poi. Però questa volta sento che sto ricominciando a scrivere, per davvero. 11 dicembre 2005
Concretizzazione girandolesca
Eccoci qui, un giorno dopo il mio compleanno. Con una girandola grande grande ed una pesciotta tutta colorosamente dinamica. Dopo una brutta nottata, in compagnia di incubi e non so cosa.
Sai che mi piaci più senza gli occhiali?;)
Non me ne voglio tornare a Verona. No No.
Ma poi mi dici che qui ti stufi, che tutti ti danno addosso, che le montagne ti crollano sulla testa e che la gente è una palla. Quindi vada la città della piana, anche se non è un granchè (ed è un dato oggettivo).
Gli incubi, bè. Meglio farli di notte che di giorno, almeno poi ti svegli ed è tutto finito. Ok, un po' di mal di testa, magari un po' d'incazzatura mattutina, ma insomma, i sogni son sogni e punto. Eppoi nel caso c'è appunto la girandola. La metti al sole, la fissi un po' e soffi, ma forte, sennò non gira. Eppoi vedi i colori, quelli che nei sogni a distinguerli non è molto facile, che son tutti sbiaditi e nebulosi, e bom, t'accorgi che il mondo reale è un altro e se lo vuoi non fa male. Ma se lo vuoi, sennò ti crolla addosso.
Gli occhiali, vabbè, ci sono e non ci posso far mica niente. Le lenti appena sveglio mi stan sulle palle, ma poi le metto, promesso :D
La spirale incisa su madreperla, per fortuna che esiste la colla...non volevo dirtelo, ma è tutt'una.
Lascia perdere, non è un problema. M'è bastato che t'abbia resa felice qualndo te l'ho data. Poi, il resto, si sa, il materiale è fragile, c'è poco da fare. Tutto si rompe, prima o poi.
E vale pure per noi?
Se intendi 'noi' come io separato da te, ovvero come 'corpo', bè, e' umano, prima o poi ci si rompe, siam materia. Come la madreperla. Se intendi nel 'noi' nell'altro senso mica c'è il corpo inteso come materia.
Sai che non sono mica soddisfatta della risposta che mi hai dato?
Cmq, la diplomazia razionale sembra il tuo forte. Ma mi aggrappo sulla metafora della spirale, la spiegazione che mi hai dato.
Esiste una parola che esprima il superamento del sogno, qualche cosa di più aulico, di più magico, di più splendido, ma soprattutto di più tangibile?
Ci sarebbe 'ascesi', ma e' decisamente non tangibile. Ma d'altra parte, se vai oltre una cosa poco tangibile non puoi ricadere in qualcosa che lo e'.
Invece esiste una parola, anzi due semplici parole:
PARIS ENSEMBLES.
30 novembre 2005
Ah, intendevi la freccia in su...
Non so perchè, ma mi immaginavo la freccia in sù, verso l'alto. Invece la punta della Tua freccia tocca la terra, più concretezza, la tua.
Io invece rispecchio proprio la visione della punta verso il cielo, libertà irrazionale, spirito dei balocchi, fantasia vagante.
Come il mio futuro. Quando guardo su, in alto, non ci sono limiti, sembra puro, nulla di acrilico. Il fantastico copertone mutevole, un pochetto lunatico? No, pantareista, ma il sole torna sempre, pure la neve, la nebbia e le goccie.
Il cielo, un indipendente individualista dipendente?
Termino per andare ad ascoltare na schizzata tonfante di lezione. Dovrò pur allargare in qualche modo la mia elasticità cerebrale?....
13 novembre 2005
11 novembre 2005
Momenti nei quali respiro la tranquillita', la semplice quiete, come ora. Come una cascata, nel corpo, che scorre e non mi lascia nemmeno la possibilita' di pensare.
Scivolo dolcemente e mi faccio cullare, dondolando tra piume leggere.
Come sotto ad un albero autunnale, sdraiata, mentre le foglie danzano nella spirale formata dal vento, colorando la mia nudita'. Ogni singola parte del mio corpo viene accarezzata, mentre l'albero si priva della sua veste per donarmela nel ritmo di una leggera pioggerella estiva.
Poi una folata di vento. Sospiro.
Sei online.
No, basta orchidee
Orchidee che sputano veleno, che ti inebriano e poi ti soffocano con un pentetrante annullamento e vuoto - poi la rabbia che ti fa vomitare il passato, i ricordi, dannati. "musichino cattivo, tu e la macchina, una cartina,..."
Credere in cosa ancora? Credere? Ancora?
BASTA.
NO.
Un lilium che ti spruzza addosso l'acqua per scherzare, che si addormenta davanti ad un film, in macchina, nella stazione della metropolitana, nel Tiergarten di Berlino, a lezione, ma poi si sveglia per disegnarti mille volte nelle tue forme piu' strambe.
Che piange, perche' vuole ritornare piccina, piange veramente, ma allo stesso tempo vuole essere grande, indipendente e forte.
Un lilium instabile, e' vero, ma cercante dell'armonia, della tranquillita' di un'erosione vulcanica, di una lava color rubino, che ripennella il modo di vedere, di sentire e di provare.
02 novembre 2005
giornata X di inizio novembre
Scrivo dall'università, dopo monologhi di meri sconosciuti, parole, concetti, idee, che soffiano nella mente. E poi, ora, un malinconico vuoto pacifico.
Oggi mi sento una qualunquista, una bambola avvolta dal cerchio delle ore, tutto scorre, scivola.
Stato d'animo indefinito, forse assente. Privo di qualsiasi tipo di emozione.
Sì, personifico il ruolo dell'astemia sentimentale.
Sei buffo, tu.
Non mi piacciono queste giornate X.
Magari la giornata X si potesse trasformare in una giornata di Alice.
Perchè dentro di me sorge la sua stessa domanda: "Ma io chi sono?"
Oggi veramente non me lo so dire.
Magari domani.
Forse.
E poi dove sono?
Non sono nè qui e nè lì, dunque sono nell'intersezione di uno spazio indefinito.
Uffa.
Ecco, forse riesco a descrivere il mio stato d'animo: spaesata, dunque assenza di luogo, di palpitazione terrestre.
Non voglio diventare una giornalista e nemmeno una regista, ma non voglio nemmeno fare un lavoro mediocre.
Non voglio nessun tipo di mediocrità nella mia vita.
La semplicità, o, quella sì.
La vera semplicità, quella è rara.
Ritorno al quotidiano. Che ora mi fa comodo. Senò rifletto troppo e mi faccio mille strizzate senza fine.
Ciao Cipolla, M.
15 ottobre 2005
Salici focosi
giornate che si cullano nel nulla razionale più assoluto, tra quattro mura che fungono da rifugio per invadere nel niente e per evadere dal tutto.
- togli ciò che stai toccando, fa scomparire la materia, chiudi gli occhi, vai oltre l'oltre, ed ora, sì, ora accarezzami, dentro, senza il tuo fuori.-
per pochi istanti ci sono riuscita. incredibili le sensazioni. poi tutto cresce, ma tanto. veramente. ed ogni giorno di più.
il piacevole diventa bisogno, necessità, istinto primoridiale, primitivo.
felicità che si completa spiccando il dualismo di simbiosi pura. empatia binaria, reciprocità, "unicità", detta alla arendt.
il bosco di salici o di salici focosi, noi dentro il nido un pochino gommoso, poi cotonato, neh...
Pensieri poetici, letti, che penetrano dentro, snob quel poeta, ma le vivo le sue parole attraverso la tua voce.
bella la tua voce, il postino della tua goccia.



