26 settembre 2005
20 settembre 2005
Wind; stiamo trasferendo la sua chiamata
O d i o p r o f o n d o .
Questo il sentimento che nutro verso la scatolina dalle mille voci che mi porto appresso notte e giorno. Odio profondo se diventa l'unico mezzo per comunicare con te durante la giornata. Ecco perchè spesso la dimentico nei posti più disparati, ecco perchè non accendo la suoneria, ecco perchè. Perchè la odio, non la sopporto per davvero. Finchè serve per parlare con gli altri, o per lavoro, allora bom, sta bene.
Ma non per te e me.
Non ci sono i colori, non ci sono i sorrisi, non ci sono gli abbracci. I sentimenti non si possono tradurre in bit, impossibile creare un protocollo apposito. E allora penso, quando mi risponde la vocina stridula pre-registrata. Sì, penso. Prima ero giù, sul divano, quello a tre posti, raggranellando un po' di meritato riposo dopo una giornata quasi invivibile, e ho passato la serata a ripensare a quest'estate. Tutta tutta tutta. Dalla fine delle lezioni, da fine maggio, alla sessione d'esami, al sole del parco, al lago. Poi il mare, il trasloco, l'addio delle mura che ancora respiravano l'edera. Di nuovo il mare. Casa mia. Un Io che apre una persiana. Una Te distesa nel mio letto col mio cuscino. Un Noi e la luna di luglio. Eppoi il mio rientro in fretta da stati strani, il programmare, il decidere, l'immaginarsi e il vedersi in un altro luogo, distante. Ed ora qui.
Batticuore.
L'estate più Vera della mia vita.
Oggi sono passato nella via del tuo presunto nuovo appartamento. Camminando mi guardavo attorno, interrogando i muri. Volevo già sapere, ero terribilmente curioso. Credo d'aspettare solo quello. La vita quotidiana, quella vissuta insieme. Sì, aspetto solo quella.
Riprovo.
"Wind; stiamo trasferendo..."
19 settembre 2005
Quello che mi piace - Stiliti
"Adoro sdraiarmi per terra
e con gli occhi seguire la luna
con l'aria fresca che accarezza il mio corpo
e con in tasca un bel po' di fortuna
adoro sostare per ore
ascoltare il silenzio di un prato
mentre una nuvola passeggia nel cielo
fare progetti per il mio passato
Senza troppe convinzioni
di quel che voglio e quel che posso fare
ordino le mie illusioni
e non m'importa come andrà a finire
forse sono troppo audace, ma faccio solo quello che mi piace
Adoro aver tanti problemi
lottare per esser capito
poi ascoltare una canzone che amo
cantare strofe in uno stadio gremito
adoro far tardi la sera
raggiungere luoghi distanti
per riscoprire che i problemi di prima
non si dimostrano davvero importanti
Mi piacciono il caos e il movimento
ballare tra la gente ed essere spinto
cenare in autogrill con birra e panino
attendere per ore un segno del destino
mi piacciono il caos e le ammucchiate
le cene memorabili improvvisate."
16 settembre 2005
15 settembre 2005
Il titolo poi
Titolo poi....
Abbiamo fatto la cosa giusta?
Davanti ad un pc di un ostello di Londra,W2.
A Londra come punto di arrivo, o come una partenza per un qc?
A Londra per schiarirsi le idee, per chiarirsi, per ripartire con altri mille dubbi, o semplicemente per viverla un pochino insieme?
Oppure per spendere 45£ per delle statue di cera e per una camera degli spiriti, dove ho tenuto gli occhi chiusi dalla paura e poi uscita ho iniziato a ridere come na pazza?
A Londra per mangiare delle verdure in agrodolce con riso cingciang dopo aver già cenato, soltanto perche' non trovavamo un posticino per andare in bagno?
A Londra alla ricerca dei miei stramaledetti pantaloni "particolari"?
Partiti con punti di domanda.
Ritorniamo. Con altrettanto altri?
Cosa volevamo?
Cosa vogliamo? Ora.
No. Niente domande ora, perlomeno da parte mia. Nuessun dubbio in proposito, so bene quel che voglio e come fare per ottenerlo. Beato me, si'. No no, non torno con dubbi, di questo ne son certo certissimo. Eppoi perche' tutte quelle domande? Non trovo strano chiarirsi a duemilakilometridacasa, tutt'altro, lo vedo molto in linea. Almeno con io+e+te. Eppoi le spese un po' inaudite ci stanno, siam fuori casa, si fottano i soldi, li produciamo per spenderli. Va bene anche questo, in viaggio.
10 settembre 2005
Sparo nel passato a Ottobre 2003
"Voglio una città grande, con possibilità di cambiar lavoro anche ogni 3 mesi. Voglio la luna, praticamente. Ma perchè non tentare? Nulla m'impedirà di tornare sui miei passi se le cose andranno male, o di cambiare città un'altra volta, magari ascoltando qualche consiglio. Ma io voglio tentare, perchè altrimenti si corre il rischio di andare avanti con il rimpianto, con il desiderio non soddisfatto, e non voglio decapitarmi."La prima volta che ci siamo conosciuti....(facciamo na statistica di quante volte avrai sentito questa frase?). No, inzio così: Quando ci siamo parlati per la prima volta, mi ha colpito il fatto che te ne volevi andare via da qui. Mi dicesti che volevi andartene al nord, a Copenhagen. Bello. Ho pensato. Pure io. Magari ce ne andiamo via insieme. Sul serio! Sai quei flash di pensieri assurdi che hai mentre parli con una persona che non conosci... Ma poi pensavo: Ma se se ne va via adesso, non potrò approfondire... Bello Bello. La pensa come me, sto ragazzo con la maglietta rossa dei Marlene. Avevo già capito due cose di te: 1. che i tuoi gusti musicali non avrebbero contrastato i miei e che non mi avresti riempito la testa di commercializzazioni di ogni genere, perchè i Marlene sono na garanzia, anche uno modo di essere, pensavo tra me e me. 2. Il fatto che mi sembrava di sentire me stessa quando ho udito le tue proclamazioni itinerariamente cosmopolite. Sì, sì, lui potrebbe reggermi. Ho detto a Lulù la sera dopo. E ne ero convinta. Veramente. Come lo sono ora. Di correre insieme, perchè la "terra è tonda". Proprio per questo che non cadremo mai.
Il salto della rana...
Osserva bene l'immagine, la quale rispecchia il mio dentro. Pure il giallo color oro, potrebbe impersonificare l'alba, un inizio:l'ignoto, l'incerto, ma forte.
Sì, quello sì. Deciso, perchè è da troppo che me ne sto ranicchiata in questa posizione.
Pronta per il lancio.
Il lancio che sentivo già da anni.
Ma che poi non ho mai osato.
Tra due notti,
scocca l'ora della concretezza.
Del famoso AGIRE.
Le parole, i pensieri tra poco si uniranno per azionare la nostra fisicità.
L'ossigeno si unisce all'idrogeno per ottenere l'acqua.
La tua mano destra prende la mia sinistra correndo verso ciò che vogliamo.
La libertà,
l'indipendeza.
La consapevolezza,
e la responsabilità.
Inizia la nostra partita tenendo tra le braccia l'ignoto.
Come quando esci da una stazione metropolitana che non conosci.
Argh.
Lo ammetto, ho avuto un momento di panico paranoico.
Tutta questa cosa, del nostro futuro laggù, di dopodomani, tutto mi è esploso in un attimo davanti. E non sapevo più chi ero, guardavo i muri cadenti per cadere anch'io con loro. Sarebbe stato interessante fare un giro dentro di me, ne sono certo. Sommerso da nomi, da immagini, da cose da fare, da idee, proposte, domande, dubbi, incognite. Tachicardia. Non c'è più tempo, non c'è più tempo. Manca il fiato. Siamo arrivati, è questo il momento che hai sempre rincorso. Implodo. Di corsa, sempre di corsa. Manca il fiato. E se poi non andrà? E se poi e se poi e se poi e se poi e se poi. Tremano le mani, pulsa la gola.
Eppoi un respiro.
Un gran respiro.
L'aria, il sole, una sigaretta.
Lo sguardo al cielo, le auto che passano dietro di me, gli uccelli sopra, qualche voce accanto. Basta panico. Basta paranoie. Basta pensare, riflettere, ponderare. Non è più tempo. Sopratutto, c'è da divertirsi, anche nella ricerca, anche nell'inizio, ci penseranno già gli altri a complicarci la vita. E allora perchè non prendere le cose con una risata? Massì. Tanto le cose andranno come dovranno andare (e come le faremo andare, ovviamente). Quindi un respiro, di quelli che la maglia ti diventa stretta, e un sorriso. Niente facce serie, no no. Che sennò poi torna il panico.
Eppoi mi ero distratto per un attimo.
Perchè partiamo insieme, mano nella mano.
Correre con quattro gambe è uno spettacolo, si va gran veloci. E cadere su quattro natiche è molto più confortevole.
Cià, musichino distensivo, che i Winterkälte non sono proprio indicati.
Cadere?
Ma qui non cade nessuno.
Non stiamo affrontando una tigre inferocita.
Poche paranoie, ripeto.
Perchè nell'eventualità che le cose non girino come un treno sui suoi binari, bè, non ci verrà amputata alcuna parte del corpo, e non ci capiterà niente di strano. Non ci spunteranno due antenne viscide di color ambra in testa, non ci tramuteremo in rospi bordeaux.
Torneremo insieme, mano nella mano, così come siam partiti.
E bom, si vedrà, si deciderà, si farà qualcos'altro.
Mica ci si arrende per un eventuale scivolone.
Ti pare?
Eccheccazzo.
Un po' di carica ci vuole.
Ma quella positiva, non tutta seriosa dell'oddiodevofarequelloquesto.
Quella positiva, che ti fa fluttuare sui marciapiedi della città.
Che si fatica di meno, e si rende di più.
Ecco.
Ora sì, che sto di nuovo bene.
Mano nella mano, sì.
09 settembre 2005
Alibi di una vagabonda
Sembra un pochino la poetessa maledetta, quella che tempo fa mi avevi creato per il personaggio da interpretare a teatro.
Forse erano i suoi ultimi attimi, quelli sulla panchina, forse in un parco di Torino.
Oppure potrebbe sembrare la vagabonda che abbiamo incontrato in stazione a Venezia, prima di "Iniziò con Monet". Seduta su una valigia, puzzava simpaticamente, tira fuori un pacchetto di sigarette, tira fuori i soldi e ci offre due spumanti.
Un mero atto di condiviso egoismo necessario.
Non poteva fare a meno di non bere.
E non le davano più da bere.
E con noi beveva.
Mi sono sentita un pochino in colpa.
Ma daltronde se non ero io, ci sarebbe stato qualcun altro.
Viene aiutata così, vagabonda, una sporca, vecchia vagabonda? Ma sempre una Donna.
Viene aiutata così, semplicemente non dandole l'unica sostanza che forse le da la forza di tirare avanti?
Si guarda, si parla.
E non si agisce.
"sai benissimo come la penso... quello che scrivi, pensi e dici conta più di come agisci..."
Si, appunto, il mondo si cambia scrivendo, pensando, guardando. Senza agire, ovviamente. Costa troppa fatica. Meglio guardare con compassione la Vagabonda.
Ma che idee del cazzo.
08 settembre 2005
Mosaico di inizio settembre
E poi quella fantastica spinta verso l'alto, verso la spensieratezza verso un Io più intimista che mai.
Come nelle fiabe. Me lo sognavo quando ero piccina. E poi ero su, più su, più forte, ancora...
E non pensi. o forse sì, forse pensi al tuo piede che forse riuscirà a sfiorare la roccia bagnata, il piede che pennella particelle di acqua. E a piedi nudi scivoli dentro l'aria. Il tuo corpo diventa l'altalena, tu diventi parte di un Essere Olistico, sfuggi dal corpo eppure vuoi sommergerti completamente dentro di esso.
Calma, serenità, quella che copre i graffi con raggi di luce, curandoli con molta attenzione.
Ma prima c'era la metro a Milano. La pizza mangiata in "Fabbrica", e poi mi ritrovo in chiesa. Insieme a te. Forse perchè volevo semplicemente baciarti in un luogo non tanto comune per vicissitudini amorevoli. E poi il prete. Usciamo. Forse è meglio.
Tre serate in rosso, quelle passate insieme. Poi i tuoi fuochi d'artificio si trasformano in gigantesche forme acquose, le quali inzuppano con clemente frenesia i nostri corpi.
Camminiamo sotto la pioggia di inizio settembre. fa caldo. molto caldo. la corsa fino alla macchina esplorando con le infradito la profondità e la capienza delle pozzanghere. Poi, come al mio solito, il sonno mi prende in A4 direzione casa di tuo fratello.
Ma prima ancora, il primo concerto insieme, arrivando in ritardo, ma in un'ottima distanza per poter essere sfiorati dai mitici sputi all'indietro di Manuel Agnelli. Ovviamente se li avesse fatti in avanti...
ma allora non erano caramelline che lanciava al pubblico;)!
Quante cose che sto imparando...
E poi le bolle, prima quelle astrattivamente distruttive, poi quelle vere, le tue, quelle meno cupe.




