31 agosto 2005

Caos, qui e lì

Perchè non credi forse che busserei purrio cent'anni o forse più alla tua porta, invece che imbottigliare parole? Non è che non parlo delle mie emozioni. O meglio sì, è vero, è così. Ma non mi dire che non riesci a vederli, a sentirli, a palparli, che non ci credo. Il fatto è che raramente parlo di me, e raramente ho parlato di me, nel senso di me dentro. Senza contare che molti sentimenti per me sono davvero nuovi, e non è cosa da poco, per niente. Ci vuole un po' di tempo per far descrivere ad un ex-daltonico i colori che come d'incanto ora riesce a vedere. E comunqe troverà delle difficoltà a descriverli, anche dopo dei giorni. Però è vero, è come ti dicevo ieri, è sempre quando siamo lontani. Ogni volta che lo siamo per più di ventiquattr'ore. Ma fra un mese tutto questo sarà risolto. Non ci sarà un 'devo tornare a casa, ora'. Nè treni nè autostrade. Stamattina poi mi sono svegliato con unìimmagine davanti agli occhi, che non riporto qua perchè mi devo un po' imporre di non sognare ad occhi aperti. Però ho realizzato che è proprio una gran cosa quella che stiamo intraprendendo, mica pippe. Proprio una gran cosa. Con la G maiuscola. Ed in questo modo spariranno pure le mani attorno al collo che io stesso ho provato. Leggere l'ultimo post è stato un brivido. E forse mi senti lontano anche per un altro motivo: l'appiattimento. Totale e completa mancanza di stimoli, quando sono qui, da solo. Il trascinarsi da una parte all'altra della casa, lasciando incompiuti dei lavori solo per giustificare il fatto che poi dovrò finirli. Lo spegnere il cervello, spesso e volentieri. Il rimanere a letto per non dover impegnare altre ore. Non la forza per rialzarsi dal fango, soppressa anche lei, come tutte le altre voglie. In attesa del weekend, in attesa di tornare di nuovo vivo, con te. In fondo, dualismo anche qua, non lo si può negare. Credo che ciò abbia particolare valenza. Personalmente poi il telefono lo abolirei, sai già come la penso, e lo abbiamo anche già fatto in passato. Il punto è che non è facile. Il sentirti è una necessità. Eppoi dai, che siamo bravi, telefoniamo gran poco. E soprattutto non siamo succubi di alcuno stress da telefonia, che non è poco. Ho parlato con quelli dello studio, coi promotori finanziari, del nostro progetto inglese. Hanno sgranato gli occhi, e con una pacca sulla spalla mi hanno ricoperto d'incitamenti e di congratulazioni. Compreso un 'sì, ti conosco, te la caverai molto meglio di quanto tu non immagini ora'. Momenti che ti caricano non poco. Eppoi oggi ho parecchia confusione in testa, i pensieri sono un po' qui e un po' lì, mescolati a volte con emozioni, altre volte con niente, altre volte muoiono così, fine a sè stessi. Ma, in fondo, sono sempre qua. Vicino. Di questo ne sono sicuro. Sicuro per davvero.

orfeo graffiante

Ho guardato le foto del tuo blog. Quelle prima di conoscerci. ti sento lontano. molto. forse hai ragione, quando siamo lontani, ho sempre bisongo di mille conferme. detesto questo posto. non ci sto bene. e poi tu non mi parli dei tuoi sentimenti, sono sempre velati dentro di te. e se perdessi quel fottuto cellulare? e se andassi via, lontano da qui, ora?! forse un giorno mi arriverebbe un messaggio in una bottiglia con la tua firma, dove parli di te e non di ciò che fai... e le rabbie distruttive, gli sfoghi che urlano li metto nella bottiglia etichettata "destinazione ancora ignota"? o li lascio svolazzare intorno a me, "dai tanto non sai come mutarci finchè sarai ferma, incollata in questo posto limitante, soffocante". Ogni notte gli stessi sogni, quando sono qui, mi manca l'aria, il soffitto mi schiaccia, mi sento come in una cella, non riesco ad aprire la porta, poi mi alzo, torno in camera e mi ritrovo la porta del balcone aperta. mi spavento. ma chi l'ha aperta? io. senza più ricordarmi. tiro sempre giù le tapparelle, fortunatamente pure questa notte. apro armadi, perchè non riesco a trovare la porta per uscire, sbatto addosso ai mobili della mia stanza, perchè non riesco ad orientarmi. come se qualcuno mi stringesse la gola. urlo. mi batte forte il cuore, vagabondo per le stanze e lentamente mi calmo e poi mi addormento.

29 agosto 2005

Sarta poetica

Ho fatto la sarta poetica: tagliando e cuciendo versi di Mallarmè per così ottenere la perfetta sintesi del mio attuale stato d'animo. E' sì, certe volte serve proprio l'aiuto di un Poeta per trovare le parole. Ecco il mio patch-work... CONFLITTO "A lungo, ormai da molto tempo - credevo - il mio pensiero si preservò da alcun evento pur vero; preferendo, alle casualità, attingere lo scaturire nel suo principio. Un gusto per una casa abbandonata, che sembrerebbe favorevole a questa disposizione, porta a smentirmi: tanta era la contentezza, ogni anno che rinverdiva la scala esterna di pietra, tranne questo, di spingere contro i muri un'imposta invernale per poi raccordare, come se non ci fosse stata interruzione, l'occhiata d'ora allo spettacolo immobilizzato d'un tempo. Pegno di ritorni fedeli, ma ecco che questo battere, come di tarlo, scandisce un chiasso, ritornelli, alterchi, di sotto: mi ricordo come sopraggiunse la leggenda dell'infelice dimora di cui frequento l'angolo intatto, e mi angosciò alla partenza, andrò o no, mi fece quasi esitare - arrivederci, tanto peggio! Bisognerà difendere, nella soppressione che tocca siti preziosi, a ricevere l'ingiuria peggiore; ospite, io divento, della sua decadenza: Poco fa, nemico devoto, penetrando in una cripta o cantina in comune, osservavo un istante, breve, l'abitudine plausibilmente riprenderebbe il sopravvento; con ostinazione, durante tutti i miei giorni - trascurando il mezzo di acquisto - per soddisfare non so che singolare istinto di non possedere nulla e di essere solamente di passaggio: col rischio di una residenza come ora aperta Un'irritazione di stati contraddittori, oziosi, falsati e il contagio fino a me, per il turbamento di un'ebrietà imbecille. Anche la calma, obbligatoria in una regione di echi, non appena ci si immerge, l'ho in modo particolare le sere di domenica, fino al silenzio. Apprensione per quest'ora, che prende la trasparenza della giornata, prima delle ombre, e poi la fa scorrere lucida verso una profondità. Amo assistere in pace alla crisi quando sembra invocare qualcuno. I con una sospensione, l'attesa e il momentaneo suicidio. La conoscenza che risplenderebbe - di un orgoglio implicito nell'opera giornaliera, resistere, semplicemente e mostrarsi in piedi - l'osservanza è più vicina alla fatalità che alla volontà. Le costellazioni principiano a brillare: come vorrei che nell'oscurità che corre sul cieco gregge, si fissassero dei punti di chiarezza, come il pensiero di poco fa, sebbene gli occhi sigillati non li distinguano - per il fatto, per l'esattezza, lontananza vesperale; più di prima, con la loro confusione. " Mallarmè

28 agosto 2005

Hercules

Classico. Finalmente potrei liberare la mia mente da un vortice caotico di pensieri e poi ... il vuoto assoluto. Anzi, fisso intensamente il titolo che ho dato a questo post e lentamente li risento fluire, i miei pensieri. Ripenso a Hercules, agli Dei, all'Olimpo. Bella però la visione che avevano in Grecia, quando il fato non esisteva, quando il tutto era la pura volontà degli Dei. Personificazioni fantastiche. Diramazioni astratte, eppure paradossalmente così vivamente concrete. Condizionamenti causali, mutamenti emotivi. Ero veramente presa dal cartone animato. E mi sono pure commossa. Anche se mi sono addormentata, ma ti avevo avvisato. E poi il Dio della Morte che taglia il filo della vita con le forbici, Hercules che recupera l'anima di Meg nel regno dei morti, l'amore tra i due. Insomma, amo questi cartoni, che ti catapultano in un altro mondo, nel fantastico, dove i personaggi agiscono eroicamente. Proprio bello. Proprio bello guardare i cartoni insieme a te. Dovremmo guardarli più spesso. Vorrei ritornare piccina. Qualche volta.

27 agosto 2005

Grigiore mattutino

Scrivo, mentre tu sei di là, nel mio lettone che dormi, fuori una specie di pallore di prima mattina. Questa notte siamo stati svegliati dallo stesso incubo, il quale ci opprimeva, ci schiacciava e ci faceva mancare l'aria. poi, ci siamo riaddormentati, risvegliati ed abbracciati nell'interiore della fisicità. Dalla finestra traspariva la luce mattutina che ornava la stanza, i nostri volti. Ripenso a ieri sera, quando dopo aver rubato le mele dagli alberi, e dopo aver cenato con te i miei, ho tirato fuori il mio diario segreto di quando ero piccina. ho rivissuto il periodo 1992 - 2000, leggendovi ad alta voce le intimità di una bimba, di un'adolescente. non mi ricordavo più di aver avuto stati d'animo così intensi già di piccina... forte pure ciò che hai scritto nel ultimo post. parole piene di valore, di personalità. ho voglia di te, penso che tra una paio di secondi ti ricoprirò di baci, mentre tu sarai forse ancora nel mondo dei sogni...

25 agosto 2005

Stella Rossa Vince

Apatia, tenebra interiore. Questo attanaglia in questa casa, in queste mura quando sono qui, da solo, con te distante, lontana. E cosa vuoi fare, quando anche l'aria che respiri è pesante. E cosa vuoi fare, quando tutto quello che hai attorno ti sembra inutile (no, 'è' inutile). E cosa vuoi fare, quando ti senti strangolare, quando le parole sono solo rumore (insopportabile, spesso), quando quello che mangi è insipido, quando quello che bevi non disseta, quando quello che sai colorato lo vedi grigiastro, sporco, cadente. Ecco, cadente. Tutto è cadente, qui, in solitudine. Le cose mi sbiadiscono davanti agli occhi. Non c'è speranza di cambiare le cose, qui. L'ho persa già da parecchio tempo, ma ogni giorno è una nuova lotta contro l'apatia, contro le ombre che uccidono, contro il cadente. Ma niente. Corro contro i mulini a vento. Un giorno, tempo fa, mi dicesti una frase che me la porterò sempre dietro, assieme alle altre. Ma io sono convinto che i mesi che verranno, che vivremo mano nella mano, saranno ancora più spensierati di quelli. Perchè saranno vissuti al cento per cento, e anche al duecento e trecento. Perchè saranno nostri, tutti solo soltanto nostri. Miei e tuoi. E lo so che non devo immaginare, non devo sognare, non devo desiderare, perchè poi le cose magari saranno diverse da quelle generate dalla mia testa. Ma come si fa, come si fa a non immaginare, a non sognare, a non desiderare. Come posso, io, che balzo da un weekend ad un altro, vegetando i giorni che li separano, per non farmi contaminare da queste tenebre. Un po' come da bambino balzavo da una parte all'altra del fossato per i campi, con la fanghiglia sotto di me. Come si fa a non immaginare. No, io immagino. Io sogno. Perchè so che sarà così, non ho alcun dubbio. Non mi spaventa nulla, non la fatica, non le difficoltà, non i ritmi diversi, non il tutto che sarà diverso. Perchè noi due saremo noi due. Magari con cambiamenti in atto, questo è ovvio, ma saremo sempre noi due. Non mi spaventa nulla. Quando racconto agli amici che è questo che andrò e che andremo a fare esclamano 'certo che ci vuole un bel coraggio a prender su e andar via, io non credo che ce la farei'. Non è il primo che me lo dice. Ma il coraggio c'è, siam due bimbi coraggiosi noi. Superata la prova del SaltoMatto, superate le montagne russe. Non ci saranno più ostacoli insuperabili. E un po' come i partigiani, che rimanevano interi inverni sui monti a guerreggiare, a soffrire il freddo e la fame, a morire, ma che trovavano sempre il fiato per urlare a pieni polmoni 'Stella Rossa Vince', anche noi urleremo un qualcosa del genere, perchè noi vinceremo su questo mondo. Sì, noi vinceremo.

15 agosto 2005

Dualismo postiano

Ma se mi sei attaccato come faccio a scrivere, a concentrarmi, a tracciare cose serie...? beh, serie, no, ma non cazzatine classiche. come del tipo: "ma quanto è bello sentirti ghignare sulla mia spalla destra...e bla bla..." sembra che tu mi stia spalmando il fango addosso, sulla coscia destra. Bo. Scrivo e non mi dici nulla, uffa. Ue. Be', non dico nulla perchè sennò mi perdo, e non mi distrarre che per scrivere mi serve concentrazione. Ecco. E se poi mi abbracci e mi baci non mi concentro più. Sì sì, conentro. Entrare nel con, nel con che? Bah, cose strane. Sì, il latte concentrato. Perchè hai detto concentrato. La prossima volta che vengo qui mi porto la mia tastiera. No, non è viola e bianca come la mucca Milka, che è svizzera e a me stan sulle palle gli svizzeri, troppo beige, neutri sempre e comunque, anche nel guardare. Poi il fango fa bene sulla pelle, quello sì che è sano :P Sai, a proposito della Svizzera, ieri in macchina ti ho detto che senza di te mi sento un po' come l'emmental(er). Un pochino piena di buchi, dove potrebbe svilupparsi un certo fenomeno di "con-entro", quello appena coniato istintivamente da te, caro il mio omuncolo... Le emozioni che vivo, provo, quando priva di te, mi escono, o forse il mio essere le rifiuta, perchè c'è sempre una sorta di "ma se ci fosse...". bo, e poi, inZomma, le vivi a metà, ma forse nemmeno, diciamo appunto: a buchi, a fori. Sì, una persona foreggiata, forse anche un pochetto come il polistirolo, so che non ha i buchi (dolce sapientone). Ho ben presente la sensazione formaggiosa (e a ripova delle mia ideosincrasia con gli svizzeri, pure l'emmental non m'ha mai intrigato più di tanto), anche se da me viene avvertita in modo diverso. Il punto non è vivere le cose a buchi, ma viverle forse sbiadite, forse tipo nel mondo dei miopi, dove tutto è un po' boh e ma, senza una linea che sia una linea, o un contorno che sia un contorno. Anche se la cosa dei buchi m'ha fatto tornar in mente il mio viaggio balcanico, dove per strada c'eran tutte le vecchine che vendevano pizzi e merletti, alcuni straelaborati (ho visto pure una bilancia che stava in piedi da sola fatta all'uncinetto) e mi ricordo d'aver fatto un paragone mentale pari a quello tuo col formaggio. Mi sto rendendo conto di non scrivere al mio solito, ma mica ci riesco quando so di essere osservato, è un po' differente. Massì. Ferma lì, mic a ho finito. Sul fatto del "ma se ci fosse..." sì, è proprio vero. Ed è per quello che t'avevo scritto un 'mi riprometto un mai più'. Poi vabbè, magari ricapiterà. O forse no. Però ripeto, mi riprometto un mai più, e garantisco per me. Non ti osservo. Trovo estremamente affascinante le varie dimensioni di pensiero che si riescono a raggiungere in questo modo di comunicazione interiormente visualizzata. beh, insomma, ci sarebbero altri modi megaparolani per chiamarli. e poi è bello inventare nuove parole. certe volte non mi vengono in mente le parole che mi servono per farmi coprendere o per costruire una frase più o meno coerente e dunque invento delle mini parole e wow, mi capisci. come ieri sera, quando non so come tu abbia fatto. non ti ricordi? accensione della fiamma luminosa. Dai, l'accendere della candela con l'accendino. aha, capito finalemente, hai tu?!!! E poi il tuo scrivere è abbastanza più frenetico del mio. tu violenti la tastiera, io, ovviamente, la accarezzo....... Ne ho spezzate due, di tastiere. Ci son due motivazioni, una tecnica, una 'spirituale'. Son serio perchè scrivo concentrato, appunto. La prima è che ti capitano sottomano tastiere che scrivono e altre che non scrivono, e per esser sicuro che un pc riceva correttamente tutti gli ordini che gli vai ad impartire devi usare un po' di violenza. sei razionalmente troppo informatico. ora. Eh, bè, se parlo di tecnica mi tocca. Ma dicevo. La seconda riguarda un mio certo rapportarmi con le parole scritte. Vero quello che mi dicesti o scrivesti tempo fa, ovvero che le parole che utiizzo son ben commisurate con quello che passa per la mia mente. Fermo restando che non c'è nulla di costruito, e lo puoi notare dato che mi sei qui accanto. Il punto è proprio questo, le parole sono quelle. Punto. Una virgola è lì perchè ci deve essere, come quella parola e non quell'altra. Ecco perchè la violenza. Che poi violenza non è. Si tratta di fermezza, sicurezza, o meglio, tentativo di manipolare nel miglior modo possibile le parole, cosa che ancora non riesco a fare come dico io. Eppoi è pure questione d'abitudine. Se noti non guardo la tastiera quando scrivo, quindi si preme di piàòè+àèòàpèlòk.ù. Questa parola la lascio così. I megaparoloni non servono. A volte servono anche, ma no. Le cose complicate m'han sempre fatto pensare a cose un po' come dire, create quasi a tavolino. Intendo, quando parli per dire aspirina dici aspirina e non acidopapapappapap. Quindi il termine aspirina è più puro e diretto, perchè più immediato. Quindi ecco. no. non mi addormenterò davanti al pc. anche se effettivamente, come mi hai appena confermato, questo "è l'orario della caduta" nell'oceano dell'assurdo, surreale, dove ci sdraiamo su una foglia, quella che abbiamo visto oggi e poi ci facciamo i nostri viaggietti e non potranno mai dire al TG che una foglia è caduta, perchè passeremo inosservati. tu vestito da elfo ed io da superman. no stonerebbe. so che quando sono insieme, con te, non mi importa del resto. veramente. è strano per la mia persona. e poi, non mi rompo mai le scatole con te. perchè trovo sempre il modo di intrattenerci, anche nel semplice morderti, un processo psico-fisico-fisiologico fantastico. termino. ora. ma con serenità, perchè la notte è bella.......... Però la rifacciamo, questa cosa, del post in due. Che tra l'altro è un'altra delle cose che ho sempre aspirato a fare, come un blog a due. Anche se il nostro non è un blog. Io odio i blog, a mò del puffo brontolone. Io odio questo, io odio quello. Ma è vero, nei blog mica trovi cose scritte come sulla nostra carta bianca pennellabile. Concordo sul terminare, il resto che c'è da dire si comunicherà non su una tastiera che scrive quel pippolo che vuole lei ma guardandoci negli occhi. Però bello. Per davvero.

03 agosto 2005

Viaggi

Sei in aereo in questo momento. La rotta è verso nord. Questa notte sarò in auto. Verso sud-est. Divisi da qualche migliaia di chilometri, ma vicini, in fondo. Ci sarà una sorta di ponte tra lassù e laggù nei prossimi giorni. Buon viaggio, Amore.

02 agosto 2005

Goccia

M'ero incantato, come a volte mi capita, a fissare il nulla, per dar tempo alla mente di fantasticare ed immaginare, un po' su questo e un po' su quello. Ad un tratto una goccia, sulla mia mano, cade. Impaurito guardo in alto, e tutt'ora non capisco, il soffitto è integro. Mi rendo conto che qualche attimo fa ha rombato un tuono, con la conseguente ripresa della pioggia, ma non riesco a spiegarmi questa goccia sulla mano. Plic.

Sincronismo biologico

Ore 19:49 -- Ore 19:53 Minuti condivisi inconsapevolmente, intimisti. Due post "creati" ed inviati quasi simultaneamente senza a saperlo. L'ora é testimone di tutto ció. Come molte nostre riflessioni.

Mattoni di byte.

Eppoi questo non è un semplice blog. Si parlava tempo fa di un muro, immerso in un ambiente industriale che poco c'entra con lui. C'erano dei graffiti, sul muro. Delle scritte, dei messaggi. Delle frasi che si completano, e altre che rimangono in sospeso, in attesa di altre parole. Si parlava di due protagonisti. Di due attori. Con la differenza che gli attori in fondo seguono un certo canovaccio.

Oggi. La mia prima doppia volta

Con l'angolo dell'occhio sinistro sto visualizzando parzialmente la cucina. Le cipolle sulla tavola, il cesto di vimini con i tuoi pomodori, io pienamente vuota di pensieri. Fantastico il documentario su Dalí, che ho visto ieri sera dopo molto tempo di astinenza televisiva. Surrealista, stravagante, pazzo, geniale, eccentrico. Wow. Mi sono detta. Anch'io. Soltanto una differenza tra Salvador e Agohya, mi sono detta, il talento per la pittura. Ecco tutto. Il talento.

L'ebrezza dell'aria.

Scorre, fluisce, ma non come un tumultuoso ruscello, che non si sa bene dove finisce. Sono mesi che sento le pulsazioni dentro di me. Un po' come scrivere 'inizio' prima dei titoli di coda, ecco, l'inizio della vita (quella vera) non è alla nascita, o almeno non così è stato per me. Solo ora posso dire d'esser realmente qui (o lì, o da qualche parte, poco importa). La vita passata insieme è tutta qui, dentro, e apre, sconquassa, squarcia. Come i lampi che in questo momento frustano le nuvole sopra la mia testa. La riprova è il violentissimo scontro con il sistema al quale siamo costretti ad affrontare quando ci separiamo, un sistema che è da sempre stato una specie di prigione senza sbarre (almeno per me), ma che quasi stavo assimilando (più per remissione che per pigrizia). D'altra parte pure Kafka s'era arreso a correre sulla sua ruota bianca mal fissata. Ma l'hai visto anche te com'era eccitato quando correva libero nell'erba. Chissà cosa doveva provare quando con quel suo musetto isterico andava su e giù tra le foglie e tra le margherite. Quando viviamo insieme corro nell'erba. Non di un giardino, ma di un intero pianeta. Finalmente sento, provo, respiro i colori. Un bicchiere non è solo un bicchiere. L'acqua non è solo acqua. La luna non è solo la luna. Prima sapevo che c'era tutto questo, ma lo affogavo nel nero, forse perchè mi sembrava così estraneo. Ora voglio correre nell'erba, sempre. Magari nudo, come i bimbi piccoli sulla spiaggia, non costretti ad indossare appiccicosi costumi plasticosi. E noi correremo. Ne sono sicuro. Saremo ancora più veloci di quanto già non siamo. Talmente veloci che il resto del mondo manco riuscirà a vederci. La mia borsa non è ancora pronta, devo ancora realizzare che domani notte sarò già in territorio straniero. Parto già ben consapevole che sarà una vacanza a metà, questa. Un po' com'è stata la festa del 24 luglio qui a casa mia. Respiravo con un polmone solo, spesso e volentieri sentivo mancare l'aria, e boccheggiavo. Ma parto comunque. Anche se dentro di me riprometto un 'maipiù'.

"Ma, ... cose strane..."

Risuona spesso nella mia mente questa tua buffa frase. Mi sto accorgendo che la utilizzi abbastanza frequentemente, inzuppandola e colorendola di buffi gesti e versi che ti rispecchiano. E poi, giri pure spesso l'indice come appunto una girandola, come se cercassi il dinamismo nell'aria o come se volessi intingere il tuo dito nell'O². Come quando eravamo in macchina e durante un po' di postrock, ho cercato di avvolgere la mia mano nell'aria. Gesti strani, cose strane. Domani a quest'ora saró altrove, al Nord, a Bergen. Lo zaino é pronto, ma come al solito temo di aver portato via troppo. Come mi sa strano pensare che domani mi troveró in Norvegia, cosí mi sa strano pensare al fatto che ti sto scrivendo. Io. Che reputavo il Blog una cazzata. Ma ti diró, forse anche il non essere nel medesimo luogo incide sicuramente. Luglio ha proprio plasmato il nostro mondo, fortificandolo, intesificandolo. Un vivere ogni singola espressione del corpo, dei 21 grammi (una delle ultime serate veronesi trascorse nell'appartamento 7, terzo piano). Scorre, fluisce. Tutto. E poi la corona di alghe che ti ho dolcemente buttato in testa, proseguendo con un acuto scompisciamento abitudinale. Lo hia-hia, cavalcando le onde, addormentarsi ed alzarsi insieme. Mi sta assalendo la malinconia. Provavo pure vampate di spensieratezza. Vero, sentito, tutto, estremamente.

01 agosto 2005

Prologo

Proprio vero, uno agosto duemilacinque, una data piuttosto 'tonda', suona bene. Ideale per l'inizio di questo progetto a due. Che avvera un mio desiderio di sempre, un muro privato ma condiviso (non lasciarti trarre in inganno dall'ambiguità del gioco di parole), per non lasciarsi sfuggire nulla, perchè il vento non spazzi la sabbia tra le dita.