
Sembra un pochino la poetessa maledetta, quella che tempo fa mi avevi creato per il personaggio da interpretare a teatro.
Forse erano i suoi ultimi attimi, quelli sulla panchina, forse in un parco di Torino.
Oppure potrebbe sembrare la vagabonda che abbiamo incontrato in stazione a Venezia, prima di "Iniziò con Monet". Seduta su una valigia, puzzava simpaticamente, tira fuori un pacchetto di sigarette, tira fuori i soldi e ci offre due spumanti.
Un mero atto di condiviso egoismo necessario.
Non poteva fare a meno di non bere.
E non le davano più da bere.
E con noi beveva.
Mi sono sentita un pochino in colpa.
Ma daltronde se non ero io, ci sarebbe stato qualcun altro.
Viene aiutata così, vagabonda, una sporca, vecchia vagabonda? Ma sempre una Donna.
Viene aiutata così, semplicemente non dandole l'unica sostanza che forse le da la forza di tirare avanti?
Si guarda, si parla.
E non si agisce.
"sai benissimo come la penso... quello che scrivi, pensi e dici conta più di come agisci..."
Si, appunto, il mondo si cambia scrivendo, pensando, guardando. Senza agire, ovviamente. Costa troppa fatica. Meglio guardare con compassione la Vagabonda.
Ma che idee del cazzo.
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